CHI E’ L’AUTORE !?

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Bella domanda! E come direbbe Socrate, non il portiere (c’è un mio amico che abita in un condominio dove il custode del palazzo, si chiama per l’appunto Socrate); diceva che: scopo di ogni essere, è lo scoprire chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando!
Ma anche senza filosofeggiare, rispondere a questa domanda (in modo terrestre), potrebbe essere per chi legge, lungo anche se non noioso; per cui, trasformerò la domanda in un parziale elenco sul cosa ha compiuto l’autore di questo libro per mezzo di alcune delle sue esperienze di vita. Temo che: per la storia intera sulla vita dell’autore (per chi sarà interessato), dovrà aspettare l’uscita del suo prossimo libro; che tratterà della di lui vita collegata a quelle determinate esperienze che gli hanno permesso di viaggiare (e non soccombere), per molti anni con pochi mezzi anche in posti considerati molto pericolosi o socialmente insicuri (dopo la lettura del mio prossimo libro, probabilmente anche voi sarete in grado di farlo);  paesi in guerra per intenderci, o con situazioni parallelamente pericolose.
Ahh ….. proposito, il titolo non è ancora stato scelto, e si accetterebbero volentieri dei suggerimenti; al riguardo: chi riuscirà nell’impresa, vincerà il diritto di essermi compagno di ‘’viaggio’’ nella mia prossima pazzia che è attualmente ho in cantiere.
Ma ora torniamo a noi, Onofrio della famiglia dei Gerlando detto Cristiano, nasce a Roma e si considera: ‘’ Cittadino del Mondo ’’.
La sua definizione di viaggio lo porta a dire che, ci sono tre modi (ludici), per visitare altri paesi, è sono: andare in ‘’FERIE’’, che possono essere anche fatte in modi od in posti molto alternativi ai soliti luoghi, ma che rimangono ‘’recluse’’ in un determinato periodo dell’anno ed hanno una durata piuttosto limitata e determinata.
Poi ci sono ‘’LE VACANZE’’ che sono cosa da ricchi, infatti la vacanza funziona pressappoco così: un tizio sta passeggiando o poltrendo in casa (chi fa le vacanze ha una buona disponibilità economica), e per motivi ….. anche inesistenti, ‘’sente’’ il bisogno di tagliare col tran tran di tutti i giorni e perciò decide di concedersi un breve periodo di stacco. Nota bene ho scritto breve periodo perché in genere il vacanziere ha una propria attività economica che cura personalmente (libero imprenditore o proprietario e gestore della sua propria attività), cosa che non gli permette di allontanarsi per più di venti o trenta giorni; pena il ritrovarsi al ritorno della ‘’vacanza troppo lunga’’, a dover gestire una situazione problematica; ciò succede, perché c’è solo un tipo di persona (in genere), che può curare bene un’attività o la gestione di quest’ultima, e questa è: il proprietario dell’attività stessa.
E poi c’è, chi ‘’VIAGGIA’’, cioè quella persona che per scelta decide di partire per un periodo non ben definito e non qualificabile neanche come itinerario; infatti ‘’il viaggiatore’’
conosce solo la prima tappa del suo viaggio, mentre ignora quanto si fermerà e quale sarà il suo prossimo scalo di itinerario nel quale questa situazione di ‘’ignoranza’’ si rinnoverà.
Per spiegarmi meglio vi descrivo una scenadella mia vita; ciao ma’ domani parto e vado a Khatmandu (in Nepal); e la madre : così all’improvviso e quanto stai e poi quando torni ? E i soldi chi te li da?
Ahh…. Il viaggiatore non avverte mai che sta partendo se non poco prima di farlo, poi dopo aver pensato la migliore risposta da dare (alla madre in questo caso), se ne esce con: non ti preoccupare do un’occhiata in giro per qualche giorno e poi torno, lo sai che parto con pochi soldi…. dice alla madre; poi in realtà torna dopo più di un’ anno, perché ‘’il viaggiatore’’ durante il suo ‘’trip’’ si ingegna e trova sempre un qualcosa che gli permetterà di sopravvivere e sponsorizzarsi il viaggio stesso; questo è dovuto al fatto che ‘’il viaggiatore’’viaggia per passione, e quando si fa qualcosa per passione si usano molte più facoltà (lo sapete che in genere una persona utilizza solo il 2-3 % delle sue potenzialità),
mentre ‘’il passionario’’ (che usa molte più potenzialità), trova sempre qualcosa di onesto che gli permetterà di spesarsi il proprio viaggio questo perché: è veramente interessato a quello che sta facendo in quanto da quell’attività dipende la sua indipendenza di vita e la realizzazione del suo ‘’sogno’’.
Se trasportate questo modo di ragionare del viaggiatore nella scelta del vostro lavoro, vi ritroverete presto ad essere quelli che si possono permettere di fare i vacanzieri perché nell’attività lavorative si può avere successo economico; quando si farà quella determinata attività per passione. Al contrario di quanto da me affermato, la maggior parte delle persone
sceglie il proprio lavoro in base a quanto si presume quel lavoro gli renderà; situazione che poi in realtà non si verifica in quanto ‘’il cliente’’ preferisce andare dal …..(mettiamo), meccanico, dal pasticciere, od a mangiare a quel determinato ristornate dove è noto che c’è un cuoco che fa quel determinato lavoro: per passione.
Anche uno poco istruito, si avvede se quel qualcuno a cui si sta affidando: fa quello che fa per passione (e di conseguenza lo fa bene), o se lo fa perché è il suo lavoro.
Meditate gente meditate, perché quello che facciamo per sostenerci, lo facciamo tutti i giorni; e se ci piace farlo (se abbiamo la passione di farlo), lo facciamo alla grande e di conseguenza ne trarremo anche un grande profitto economico oltre che di buon umore; pensate alla differenza di chi si sveglia focalizzandosi sul fatto che ‘’deve’’ (verbo imperativo), andare a lavorare e chi invece la mattina si sveglia pensando che quel giorno farà un qualcosa che gli darà soddisfazione fare perché gli farà piacere farlo!
Ed ora, ecco l’elenco prima promessovi. L’autore di questo libro è sicuramente ‘’un’artista’’ ed ha moltissimi interessi ed alcune grandi passioni come ‘’il viaggiare’’ (alcuni dei consigli di questo libro derivano da ‘’incontri’’ avvenuti nel suo girovagare per il mondo); le donne (anche queste hanno il loro zampino in questo scritto); ed il mangiare (che  penso sia una passione comune a molti dei lettori di questo libro).

Onofrio, ha in uso il suo quindicesimo passaporto (ohh….. tutti regolari); dovete saper che, il passaporto italiano ha 32 pagine che vengono utilizzate in alcune frontiere per porvi i timbri d’ingresso od uscita da quel paese; bene, una volta riempite tutte le trentadue pagine, il passaporto viene annullato per poi essere sostituito da un altro che ci viene consegnato in sostituzione del precedente; ed è per questo che: l’autore del libro è oggi all’utilizzo del suo quindicesimo passaporto.
Il tipo di viaggio, che Cristiano (sono sempre io, Onofrio, detto Cristiano ricordate?), ama di più (purtroppo in solitaria perché raramente ha trovano persone pronte a condividere una tale esperienza), è l’attraversamento del deserto del Sahara con vecchie auto (fatto sei volte di cui l’ultima nel 2010); a proposito dell’ultima mia traversata del Sahara; l’ho fatta con un vecchio pegeout 106 con sulle spalle (pardon carrozzeria), più di 160.000 kilometri.
Sicuramente sapete che il Sahara, è largo circa 4.000 kilometri (O-E),  e alto (per modo di dire), tra i 2.000 e i 2.500 kilometri (due volte l’Europa tutta intera); però quello che nessun notiziario dice e che una volta traversato il deserto (passando per l’Algeria lungo la pista di Tamaransset), ci si ritrova in Niger dove per andare da una città all’altra (bisogna  aspettare ed usare),‘’I CONVOY’’ che sono delle carovane settimanali (come quelle che si faceva in America); per intenderci quelle viste nei film dove si vedono i pionieri che cercano di attraversare i territori degli indiani ( nel nostro caso il territorio dei Tuareg in rivolta), e come quelle ogni tanto (nonostante i militari di scorta), vengono attaccate; la mia , era scortata da solo sei camionette di militari, con dieci soldati l’una; numero e quantità nettamente insufficienti per proteggere una fila di mezzi (autobus, camion ed auto), lunga svariati kilometri perché poteva capitare che, passata parte della carovana, venivano attaccati e depredati velocemente i mezzi più lontani dall’inizio del convoglio; prova di questo, erano le carcasse che ogni tanto si trovavano di qualche bus bruciato  (invece per le auto e le jeep che sono  economicamente più interessanti;  in quei casi: portarsele via è la prassi); il tutto  si  svolge (quando capita), con dei tempi molto rapidi sfruttando il fatto che per percorrere tratti di sabbia o di sterrato per andare dall’inizio alla fine del convoglio ci vogliono dei tempi….  abbastanza lunghi.

Comunque, la scena era così: quando ci si trovava a dover attraversare un tratto collinoso (cioè un posto adatto ad un agguato dove non si vedeva chi  effettivamente poteva esserci);  alzando la mano, un poliziotto:  fermava ‘’il Convoy’’ a distanza di sicurezza. Dopo di che, un paio di camionette partivano in avanscoperta arrivavano sul posto e posizionando le jeep in modo che le grosse mitragliatrici (con proiettili ad uranio impoverito), montate sui cassoni posteriori, potevano ‘’coprire ‘’ la zona da ispezionare; eppoi, molto cautamente, i soldati cominciavano ad esplorare il posto  allo scopo di prevenire eventuali imboscate.  Ahh ….. forse vi starete domandando come faccio a sapere che le mitragliatrici in questione avrebbero usato proiettili ad uranio impoverito !?   Facile da intuire perché i mitraglieri addetti al loro utilizzo nonostante si trovassero all’aria aperta (sopra il cassone delle jeep dove erano montate le  mitragliatrici), usavano (nonostante il gran caldo), delle maschere antigas o antipolveri sottili di un tipo molto tecnologico.
Ma forse mi sto dilungando troppo, perciò concludo accennando ad un’altra delle cose da me fatte, senza metterla in cronaca; nel 77 con un motorino Boxer della Piaggio (49,7 cc di cilindrata x una velocità massima di 30 km/h), sono andato via terra da Roma fino a Katmandù (Nepal); passando per la ex Yugoslavia, Grecia, Turchia, la Persia (c’era ancora lo Scia), eppoi per l’ Afganistan, il Pakistan ed arrivando così in India per poi concludere il viaggio in Nepal; impiegando quattro mesi circa e percorrendo  16.000 km; ma questa, è un’altra storia!
Di sicuro avrete capito che sono un’ avventuriero (ci sono intere pagine dedicatemi su riviste specializzate), oltre che ad uno spericolato che però viene chiamato in trasmissioni come ‘’chi la visto’’ (conduceva la Raffai); volevano sapere da me dove era finito un tizio che come me ogni tanto attraversava il deserto del Sahara.

Ora, Nembo Kid  (uno dei miei sopranomi), alias il Mago Bianco alias l’Alchimista ecc. ecc. dice stop; perché vuole tornare all’argomento di questo testo ‘’la dieta senza dieta’’ per poi proseguire questa parentesi (ora aperta), nel mio prossimo libro, ok !?